Alimentazione del bambino 0-3 anni

Per piantare il Seme della “Sana Alimentazione”

L’adozione di una corretta alimentazione nella prima infanzia sta alla base dello sviluppo. Nell’età evolutiva i gusti e le preferenze alimentari derivano sia da fattori innati (genetica) che da elementi appresi ed insegnati. È proprio nella prima infanzia che si mettono le basi per una corretta alimentazione: i genitori sono la prima fonte di ispirazione per i figli e rappresentano per loro un modello da imitare…anche a tavola!

Il Ministero della Salute, nel 2016, ha elaborato un documento, in forma di FAQ, definendo delle linee guida relative all’alimentazione complementare dei lattanti, aderendo all’iniziativa europea “The EU Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020”.

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Una scala a 5 Step!

È possibile raggruppare l’alimentazione del bambino 0-3 anni in 5 fasi, che si susseguono sempre, considerando l’individualità del bimbo, il suo sviluppo di abilità psico-motoria e la sua percezione dei gusti.

  • #1 – Da 0 a 6 mesi: latte a volontà!

    L’alimento migliore e più completo per il neonato è il latte della sua mamma. Il latte materno ha una funzione protettiva per il benessere del bambino e la sua salute futura, in particolare per fronteggiare eventuali infezioni gastrointestinali e respiratorie, riducendo il rischio futuro di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e apportando fattori positivi per lo sviluppo neuro-cognitivo.
    Anche per la mamma il periodo di allattamento ha effetti positivi: riduzione del rischio di contrarre tumore al seno, all’ovaio e diabete di tipo 2, aumento della capacità senile di fronteggiare l’osteoporosi, maggior facilità nel ritornare al peso precedente la gravidanza.
    Per tutti questi motivi l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi di vita, con l’introduzione di alimenti diversi dal latte solo dopo i 6 mesi. Nel caso in cui non sia indicato aspettare il sesto mese, seguendo il parere del pediatra di riferimento, il divezzamento può essere iniziato dopo la 17° settimana di vita del neonato (e comunque non dopo la 26° settimana).

    LA DIETA DELLA MAMMA
    L’OMS suggerisce alla donna che allatta al seno di sentirsi libera di mangiare seguendo le proprie abitudini, tuttavia se la madre nota che il consumo di certi cibi determina disturbi al bambino, potrà provare ad eliminarli dalla sua dieta. Nel caso di un’alimentazione vegetariana stretta, il latte materno prodotto può essere carente di vitamina B 12 quindi occorrerà che la mamma ne assumi sotto forma di integratori alimentari specifici.
    L’allattamento al seno materno dovrebbe continuare durante il divezzamento e comunque andrebbe sostenuto fino a quando mamma e bimbo lo desiderano.
    Qualora l’allattamento materno non sia possibile, possono essere utilizzati latti artificiali di formula che, su consiglio del pediatra, sono in grado di soddisfare il fabbisogno nutritivo del lattante nei suoi primi mesi di vita.

  • #2 – Da 6 a 12 mesi: si inizia l’avventura!

    In questa fase è possibile proporre alimenti solidi al bimbo poiché la maturazione intestinale è giunta a completamento e lo sviluppo neurologico gli permette di afferrare, masticare e deglutire il cibo in modo efficace; tuttavia lo stomaco del bimbo deve abituarsi pian piano alla digestione di alimenti diversi dal latte ed il precoce senso di sazietà potrebbe non portare il bimbo a terminare il pasto proposto.

    Ricordare, in questa fase, di:

    • Offrire, oltre al latte, anche acqua naturale per dissetare, evitando bevande zuccherate
    • Proporre un alimento nuovo per volta
    • Usare verdure fresche e di stagione
    • Proporre frutta tra i pasti
    • Non usare zucchero e miele sino al primo anno di età
    • Non aggiungere sale alle preparazioni sino al primo anno di vita

    SECONDO PASTO SOLIDO
    Tra i 7 e i 10 mesi è possibile inserire anche il secondo pasto solido e, successivamente, passare da alimenti cremosi e semi liquidi a cibi con consistenze maggiori, per stimolare la masticazione naturale dei cibi.

    IL CUCCHIAIO
    Tra i 10 e i15 mesi il bimbo ha raggiunto la manualità per impugnare il cucchiaio, potendo così raccogliere il cibo e, dopo innumerevoli tentativi, portarlo alla bocca.

    DUE PASTI PRINCIPALI E DUE SPUNTINI
    Entro i 9-12 mesi del bambino l’alimentazione giornaliera dovrebbe essere suddivisa in due pasti principali (pranzo e cena) e uno-due spuntini.

    È importante ricordare che, durante questi primi mesi di svezzamento, se possibile, il latte materno deve integrare la dieta del bimbo, andando a completare l’apporto nutrizionale. Nel caso in cui questo non fosse disponibile, è consigliabile scegliere il latte di proseguimento poiché supplementato in ferro e acidi grassi essenziali.

  • #3 – Dopo il primo anno: Parola d’ordine “Sperimentare”

    Dopo il primo compleanno il bimbo avrà praticamente inserito la maggior parte degli alimenti nella sua dieta, compreso il latte vaccino. Gli esperti ESPGHAN (Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) consigliano l’introduzione del latte vaccino dopo il primo anno d’età; Inoltre il Ministero della Salute suggerisce che il latte vaccino intero non venga assunto in quantità superiori ai 200-400 ml/die, per evitare un’eccessiva assunzione di proteine.
    La dieta dovrebbe continuare a seguire le regole di una corretta alimentazione, con poco sale, senza grassi saturi e zuccheri aggiunti.

  • #4 – A 2 anni

    Il bambino, pian piano, consolida l’uso del cucchiaio e del bicchiere imparando ad alimentarsi in autonomia. Tale autonomia va però supervisionata attentamente per evitare che il bambino assuma alimenti di dimensioni troppo grandi per le sue capacità deglutitorie.
    In quest’età il bambino gradisce la suddivisione delle varie portate del pasto ed abbandona il piatto unico (se si è scelto lo svezzamento “tradizionale”).

  • #5 – Dai 3 anni

    Il bambino impara a tenere correttamente la forchetta, è quindi possibile in questa fase introdurre anche il coltello con punta arrotondata e di plastica dura.
    In questa fase si consolidano le basi di una sana alimentazione, date da un corretto stile alimentare quotidiano.

I “Mattoncini” della nostra alimentazione

Energia per crescere

Per poter impostare un’alimentazione equilibrata, è fondamentale considerare i fabbisogni di energia e nutrienti necessari affinché il bambino possa crescere in salute.

Durante il primo anno di vita le calorie introdotte vengono utilizzate per l’85-90% per la crescita ed il mantenimento delle funzioni e, solo per il 10-15% nell’attività fisica.
La dieta del bambino deve assicurare un equilibrio nutrizionale che garantisca la copertura del fabbisogno minimo, evitando però eccessi rispetto alle sue reali necessità nutrizionali.
Vengono quindi in nostro aiuto i LARN (Livelli di Assunzione giornaliera Raccomandata di Nutrienti) – IV revisione 2014, con linee guida aggiornate periodicamente, da cui è stata estrapolata la tabella sottostante.

Fabbisogno energetico Kcal/Kg/die Fabbisogno energetico Kcal/die
Età 6 mesi 7 mesi 8 mesi 9 mesi 10 mesi 11 mesi 1 anno 2 anni 3 anni
Maschi 78 77 77 77 79 79 870 1130 1390
Femmine 79 75 76 76 77 77 790 1050 1280

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Le giuste proporzioni

Il Ministero della Salute suggerisce che la suddivisione dell’apporto energetico giornaliero, per i bimbi da 1 a 3 anni, sia rappresentata dal:
  1. 50% energia derivante dai carboidrati
  2. 40% energia derivante dai grassi
  3. 10% energia derivante dalle proteine
Le altre sostanze fondamentali che, pur non apportando calorie, sono necessarie quotidianamente al bambino sono:
  • Vitamine
  • Sali minerali
  • Fibre
  • Acqua

Tabella di marcia… a ciascuno la sua!

Il Ministero della Salute non evidenzia norme e menù standard per iniziare il divezzamento. Le modalità di presentazione degli alimenti sono andate cambiando nell’arco degli ultimi decenni: inizialmente era il pediatra che consigliava le ricette e l’introduzione degli alimenti attraverso precise tabelle e grammature; Attualmente, invece, il menù di divezzamento è frutto dell’interazione tra le preferenze della famiglia, le indicazioni del pediatra ed il contesto socio-culturale e tradizionale, definendosi così “autosvezzamento o alimentazione complementare”.

Che si scelga l’una o l’altra modalità, o entrambe, è sempre fondamentale che lo svezzamento del bimbo sia personalizzato (osservando i “messaggi” del bambino), dirigendo le scelte verso alimenti naturali e sani, con la proposta di un alimento nuovo alla volta.

Di seguito vengono illustrati i due modelli di svezzamento: quello più teorico attraverso le “Prime Pappe” e quello più pragmatico dell’“Autosvezzamento”.

Le prime pappe

Secondo un inserimento graduale degli alimenti è possibile identificare i cibi indicati per ciascun mese del bambino, considerando però sempre la sua individualità.

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  • 1 – La prima tappa

    L’inserimento della prima pappa prevede l’abbandono di una poppata (solitamente la seconda, che corrisponde al pranzo); a questo punto il bimbo consumerà 3-4 pasti a base di latte ed una pappa solida.
    La prima pappa si presenta come un “piatto unico”, composto da diversi ingredienti che, insieme, soddisfano il fabbisogno calorico e nutritivo del bimbo. Gli alimenti utilizzati devono essere di facile digeribilità per il bimbo; Si consiglia inizialmente la consistenza semiliquida, per abituare gradualmente il bimbo a deglutire alimenti diversi dal latte; Successivamente la si potrà rendere più cremosa (modulando le proporzioni tra brodo e farine), anche in base alle preferenze del bambino.
    Una pappa nutrizionalmente completa può essere composta da:

    • Brodo vegetale: preparato con 300 cc di acqua in ebollizione a cui vengono aggiunte patata, carota e zucchina tagliate a dadini, senza sale nè dado. Al termine della cottura si otterrà un brodo gustoso ma leggero (la quantità di liquido sarà dimezzata). Iniziare da una porzione di 150-180 cc per arrivare gradualmente a 200-220 cc o comunque fino alla quantità con cui il bimbo sembra sazio.
    • Farine di cereali: è bene iniziare con farine di mais, riso, tapioca (che sono facili da digerire perché prive di glutine) e successivamente passare al semolino e farine multicereali, farina di avena, farro, orzo. La quantità di riferimento è pari al 10 % del brodo vegetale, inizialmente circa 3-4 cucchiai di farina.
    • Carne: la parte proteica e la quota di ferro della pappa sono rappresentati dalla carne. All’età di 6-7 mesi di vita l’organismo del bambino non è ancora in grado di assimilare le fibre complesse della carne se queste non vengono prima frammentate in particelle finissime. È consigliabile quindi utilizzare omogeneizzati e liofilizzati. Se invece si preferisce la carne fresca, si consiglia di cuocerla a vapore e di frullarla in un omogeneizzatore.
      Iniziare dalla carne bianca (pollo, coniglio, tacchino e agnello), con una quantità di 10 g di liofilizzato oppure di 40 g di omogeneizzato oppure di 20-25 g di carne fresca.
    • Olio d’oliva extravergine: utilizzato come fonte di grassi essenziali, dà un gusto gradevole alla pappa. Utilizzarne un cucchiaino, equivalente a circa 5 gr di olio.
  • 2. La seconda pappa

    L’inizio dell’introduzione serale della pappa dipende da come il bimbo accetta il cambiamento, da come procede l’allattamento e dalle indicazioni del pediatra.
    In linea generale, si consiglia di introdurla circa un mese dopo l’introduzione della prima pappa, per chi svezza a 6 mesi, oppure un mese e mezzo-due, per chi svezza a quattro mesi. La seconda pappa sostituisce la poppata della sera, ma è importante far trascorrere almeno 4 ore dal pasto precedente per consentire una buona digestione e stimolare il giusto appetito nel bimbo.
    La pappa serale avrà la stessa composizione di quella diurna ma si potranno introdurre, sempre gradualmente, anche altri cibi:

    • Parmigiano: a completamento della pappa, se ne consiglia non più un cucchiaino, per non esagerare nell’apporto proteico.
    • Formaggi freschi: si consigliano ricotta, robiola, crescenza e caprino, in alternativa alla carne. Non aggiungere parmigiano nella pappa. Si sconsigliano i formaggini, per il loro contenuto in polifosfati (detti anche “Sali di fusione”) che sequestrano il calcio dagli alimenti, impedendone l’assimilazione da parte del divezzo.
    • Verdure passate: iniziare passando le stesse verdure utilizzate per la preparazione del brodo vegetale, (2 cucchiaini nella pappa); Successivamente inserire anche verdura a foglia larga, fagiolini e zucca.
  • 3. Prosecuzione dello svezzamento: 7-8 mesi”

    Dal momento in cui il bimbo consumerà con regolarità due pasti salati al giorno, si possono inserire alcune variati per rendere l’alimentazione il più varia possibile (aspetto nutrizionale ed edonistico del cibo).

    • Pastine primi mesi o riso in chicchi: per variare è possibile proporle al pranzo e lasciare le farine alla cena. La porzione suggerita inizialmente è di 20-30 gr di pastina.
    • Legumi passati, senza buccia: dal settimo mese, in alternativa alla carne (se abbinati a pasta o farina di cereali). È consigliabile iniziare con lenticchie rosse decorticate o piselli secchi senza buccia (che non richiedono l’ammollo), cuocendole fino a che si disfino e facendo in modo che l’acqua di cottura si assorba (poiché ricca in ferro). Proseguire successivamente inserendo anche fagioli e ceci. Si consiglia di iniziare da un cucchiaio di legumi passati, fino ad arrivare a 20-25 gr (peso prima della cottura).
    • Prosciutto cotto: senza polifosfati e sgrassato, in alternativa a carne e legumi, provando a proporlo sminuzzato nel piatto, in modo che il bimbo scopra il cibo anche con le dita.
    • Tuorlo: salvo casi di allergia in famiglia, proporlo 1-2 volte a settimana, all’interno della pappa, al posto della carne. È importante la gradualità, iniziando dalla punta di un cucchiaino per arrivare al tuorlo intero.
    • Pesce: i primi ad essere inseriti (se non vi sono casi di allergia in famiglia) sono merluzzo e nasello; Successivamente, sogliola, pigola ed orata. Cotti al vapore, omogeneizzati e conditi con olio, limone ed erbe aromatiche.
    • Frutta: a partire dal 7 mese (o anche prima se il bimbo dimostra ancora fame dopo la pappa), a completamento del pasto, si inserisce la frutta (che prima veniva data lontano dal pasto), che può essere semplicemente omogeneizzata oppure cotta e frullata (per attenuare la percezione di acidulo o granuloso della frutta). Per stimolare la crescita gustativa del bimbo proponendo altre varietà di frutta oltre a pera, mela e banana, come ad esempio, albicocca e prugna. A partire dall’ottavo mese (se non vi sono casi di allergia in famiglia) proporre gradualmente pesca, ananas e agrumi.
    • Yogurt: è consigliabile somministrarlo a merenda, per non eccedere nell’apporto proteico del pasto. Intero alla frutta o bianco, secondo i gusti del bambino, purché privo di additivi, coloranti, conservanti. (controllare attentamente l’etichetta)

    Continuare a proporre latte materno o di proseguimento per 2-3 poppate al giorno.

  • 4. Prosecuzione dello svezzamento: 9-12 mesi

    In questo periodo l’aumento di autonomia del bimbo (sta seduto in modo eretto sul seggiolone, è in grado di bere dal bicchiere ed usa con disinvoltura il cucchiaino) e la comparsa dei primi dentini, gli permettono di affrontare, senza troppi timori, i cibi nuovi che gli vengono proposti.
    Le caratteristiche principali del pasto in questo trimestre sono:

    1. Il graduale cambiamento della consistenza: da cremosa a sminuzzata o tritata. Questo comporta la possibilità di inserire innumerevoli ricette, avvicinando sempre di più l’alimentazione del bambino a quella dei genitori.
    2. Diversificazione del piatto unico in diverse portate: primo piatto, secondo, contorno e frutta. L’osservazione del genitore è tuttavia fondamentale nel capire i segnali del bimbo: se si presenta pigro o lento nel mangiare può essere più pratico mantenere, ancora per qualche tempo, il piatto unico.

    nuovi alimenti che potranno essere inseriti saranno:

    • Minestre di cereali e legumi (pastina, riso, orzo con lenticchie, fagioli, piselli decorticati) .
    • Pastasciutta: iniziando da pastina piccola e passando, gradualmente, a pasta di dimensione più grossa, sempre con un condimento a base di verdura, che lasci il piatto “umido” e facile da masticare
    • Verdure schiacciate con la forchetta (ad esempio patate lesse) a cubetti o a striscioline (per stimolare la curiosità del bambino).
    • Carne e pesce sminuzzati: per abituarlo ad usare i denti. Per agevolare comunque la digestione, può essere utile schiacciare con la forchetta il pesce senza lische (50 gr), triturare la carne (40 gr) o usare la carne fresca macinata (accompagnandola con verdura cremosa o schiacciata per rendere “umida” la pietanza.
    • Frutta fresca di stagione ben matura: tagliarla a pezzi piccoli e privarla di pelle, semini e noccioli. Stimolare l’autonomia del bimbo anche permettendogli di utilizzare le dita per mangiare.
    • Fettine di pane: anche senza denti, il bimbo potrà succhiare le fettine di pane (evitare invece l’uso dei grissini perché ricchi di sale e grassi industriali), proporre anche il pane integrale per abituare il bimbo al gusto.
  • 5. Prosecuzione dello svezzamento: 12-24 mesi

    Dopo lo spegnimento della prima candelina, si inseriscono gli ultimi alimenti ancora non ancora proposti e si consolidano i cambiamenti iniziati intorno ai nove mesi.
    Dall’anno in poi, il bambino comunica sempre più efficacemente…anche a tavola! Diventa dunque in grado di scegliere tra i cibi che gli vengono proposti scartando i cibi poco graditi e dando la preferenza ai sapori più decisi.
    A quest’età il bimbo osserva molto ed imita i genitori (e le figure di riferimento adulte): il buon esempio quindi deve partire da loro, con un consumo adeguato di verdura e frutta, per esempio.
    Fino ai 2 anni è ragionevole affermare che, per evitare carenze di nutrienti, come calcio e ferro (dovute alla fase di crescita rapida del bambino), i pasti giornalieri debbano essere costituita da 2 pasti lattei (o sostituti del latte) e due pasti misti (primo, secondo, contorno e frutta).

    Gli alimenti che si possono inserire a quest’età sono:

    • Latte vaccino o di crescita: consigliabile il latte intero (perché il grasso è importante per un organismo in crescita), da proporre a colazione (non più di 180-200 cc), insieme a fette biscottate, biscotti o torta fatta in casa.
    • Uova sode o frittatine: l’albume può essere inserito dopo i 12 mesi; l’uovo intero quindi può essere presentato sodo a fettine o in frittata (meglio se cotta al forno, magari insieme ad una verdura schiacciata).
    • Pomodoro: inserirlo intorno ai 12 mesi (poiché potenzialmente allergizzante) come condimento delle prime pastasciuttine (inizialmente cuocerlo al vapore, eliminare i semi e la pelle e schiacciarlo con la forchetta).
    • Frutti rossi (fragole, lamponi, mirtilli ecc.) e i kiwi.
    • Sale per condire: introdurlo nell’alimentazione quotidiana, senza esagerare.

    Per una dieta equilibrata è consigliabile alternare nella settimana le diverse tipologie di secondo piatto:

    • 3-4 pasti > Carne (variando nelle diverse tipologie)
    • 3 pasti> Pesce
    • 1 pasto> Prosciutto cotto
    • 2 pasti > Uova
    • 2 pasti > Formaggio
    • 2-3 pasti> Legumi (freschi o secchi)

    LA MERENDA
    Tra un pasto e l’altro, evitare di proporre snack dolci o salti, poiché ricchi di grassi saturi, zuccheri e conservanti. Sostituirli, invece, con alimenti sani e di porzione non troppo abbondante: frutta, yogurt non zuccherato, pane olio e origano, pane e pomodoro, pane e marmellata.
    Se da un lato si considera utile il consumo di uno spuntino a metà mattina e di una merenda nel pomeriggio, per non arrivare al pasto successivo con troppo appetito, dall’altro non è consigliabile che il bambino mangi al di fuori di questi pasti, sgranocchiando alimenti ad ogni ora.
    La proposta quotidiana della merenda sana non deve portare ad un tabù assoluto di merendine o dolci, ma occorre stabilire bene fin dall’inizio delle regole finalizzate ad un consumo limitato di questi alimenti (es: giorni di festa, compleanni di amichetti…).
    Evitare di usare dolci e caramelle come premio, ma sostituirlo con del tempo da passare giocando insieme al bambino.

  • 6. L’alimentazione del bambino dai 3 anni

    Dal punto di vista alimentare, il bambino può assumere tutti gli alimenti, compreso frutta secca, crostacei, funghi.
    Dai 3 anni in poi l’impegno dei genitori nell’alimentazione del bambino deve essere improntato a continuare il lavoro di educazione alimentare già iniziato dei mesi passati.
    Non si parlerà più di menù del bambino e menù dei genitori, ma di alimentazione sana per tutta la famiglia che nella pratica e, molto sinteticamente, dovrebbe avere queste caratteristiche:

    • Varia nelle ricette e nell’alimento di base
    • Cottura degli alimenti semplice (evitando fritti ed alimenti pre-cotti)
    • Frequenza di verdura e frutta: 2-3 porzioni al giorno ciascuna
    • Ricca di alimenti semplici o fatti in casa (evitando cibi confezionati)

    LA PORZIONE ADEGUATA
    Non esiste una porzione standard a quest’età, bisogna considerare la velocità di crescita e lo stato di salute del bambino; tuttavia l’osservazione da parte dei genitori a tavola è fondamentale per offrire loro porzioni adeguate:

    • se il bambino è vorace si consiglia di proporgli all’interno del pasto più porzioni di verdura, piatti brodosi e frutta a fine pasto, per evitare il rischio di sovrappeso;
    • se il bambino dimostra scarso appetito, è consigliabile, offrirgli piccole porzioni di ciascuna portata, poiché una porzione abbondante potrebbe scoraggiarlo già in partenza;
    • se il bambino ha una crescita regolare ma a volte non termina la portata, può voler dire semplicemente che è in grado di autoregolarsi ed è sazio;
    • l’inappetenza dovuta a piccoli malesseri stagionali non deve allarmare eccessivamente poiché, non appena guarito, il bimbo recupererà il suo normale appetito.

    UNA VERDURA PER TUTTI
    Le verdure dovrebbero essere inserite quotidianamente nel pasto per dare modo al bambino di abituarsi al loro sapore, oltre che per il loro aspetto nutrizionale.
    L’innumerevole varietà di verdure da consumare cotte o crude dà l’occasione al bambino di sperimentare gusti, sapori e consistenze diverse.
    Inoltre anche il colore può essere sfruttato per creare ricette divertenti ed appetitose che invoglino il bimbo all’assaggio.
    In ultimo, fondamentale è ancora l’ESEMPIO di mamma e papà che, consumando con gusto le verdure, stimoleranno la curiosità del bambino, inducendolo all’assaggio.

Autosvezzamento

Lo Svezzamento complementare o Autosvezzamento, suggerisce un’introduzione degli alimenti solidi assecondando le preferenze del bambino, dei genitori e della cultura familiare, senza passare attraverso schemi ad impostazione rigida.

Le caratteristiche principali dell’autosvezzamento sono:

  • iniziare lo svezzamento solo dopo i 6 mesi del bimbo
  • lasciar libero il bimbo di assaggiare alimenti solidi e semisolidi che destano in lui curiosità;
  • permettergli di toccare con le mani, annusare ed assaggiare liberamente il cibo, senza schemi d’inserimento
  • osservare il bambino in questa fase, mettendone alla prova la sua capacità di autoregolare la sazietà
  • sminuzzare o tritare gli alimenti a cui il bimbo è interessato, in modo che possa mangiare lo stesso cibo dei genitori (rendendoli sicuri per una masticazione senza denti)
  • tra un pasto e l’altro il bambino continuerà l’allattamento a richiesta (il latte inizialmente sarà l’alimento principale, successivamente, quando gli assaggi saranno sempre più consistenti, verrà diminuito in maniera naturale).
  • limitare l’uso del sale e dello zucchero (preparare ricette semplici con alimenti sani e di stagione per tutta la famiglia)
  • rispettare le limitazioni per quegli alimenti potenzialmente allergizzanti (12 mesi per latte vaccino e albume d’uovo).

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